I lavori a maglia dell’architetto

Knitter Tzugumi

Abbiamo conosciuto Tzugumi, al secolo Giuseppina Flamini, sul web. Il suo blog, Knitting and Cakes, dedicato ai lavori a maglia, ma non solo, ha attratto la nostra curiosità e ci ha ispirato la scrittura di un post che Tzugumi ha voluto condividere con i suoi lettori.

I lavori a maglia di Giuseppina

Il blog di Giuseppina è stimolante e non si limita esclusivamente alla scrittura di modelli, ma qualunque argomento tocca, lo fa in modo da dare al tema trattato sempre uno sguardo, a me viene da dire, trasversale alle cose, che le illumina in modo inconsueto ed originale.

Raccontaci qualcosa di te, come ti sei avvicinata ai lavori a maglia, quali sono i tuoi primi ricordi legati al mondo dei filati?

lavorare ai ferriCome ho spesso raccontato, sono cresciuta in una famiglia dove le donne hanno da sempre avuto una forte manualità, dal taglio sartoriale alla modellazione dei cappelli, dall‘arte ceramica alla pittura. I miei primi ricordi riguardo il lavoro a maglia sono indissolubilmente legati a mia nonna che, di fatto, è quella che mi ha insegnato quando ero poco più che una bambina, incoraggiandomi ad esercitarmi anche laddove il mio campione fosse disseminato di buchi e mille imperfezioni.

Cè sempre qualcosa di leggero intorno al tuo blog, come un qualcosa che aleggia dalla tua personalità e che rende molto gradevole leggere i tuoi articoli e guardare i tuoi modelli, tutto questo ha a che fare con la tua attività di spalatrice di nuvole”?

Sono sempre stata una divoratrice di libri, adoro soprattutto la letteratura contemporanea giapponese, da Banana Yoshimoto ad Haruki Murakami . Chi conosce questi scrittori sa che il loro stile è molto particolare, così come lo è il modo di raccontare storie che i protagonisti vivono sospesi fra due mondi, quello reale e quello onirico. Probabilmente questo ha influenzato il mio modo di descrivere il mio quotidiano, unitamente alla mia innata tendenza ad osservare la vita con cinico ottimismo e tanta autoironia. Lo spalatore di nuvole per eccellenza è il commissario Adamsberg, uno degli eroi della scrittrice Fred Vargas, personaggio col quale sento di avere molto in comune. E un uomo apparentemente assente, disattento, che ha improvvise illuminazioni in grado di ricostruire gli avvenimenti in maniera scientifica. Mi piace pensare di assomigliargli un po’.

I tuoi articoli si chiamano: Un sentieri al giorno“, dove ironizzi e esorcizzi una esperienza che a tutte le knitter è calze ai ferri tzugumicapitata: dover disfare un lavoro per ricominciarlo da capo“; oppure: Il mondo attraverso il tavolo della cucina“. Come nascono i tuoi articoli?

E difficile dirlo, tendenzialmente scrivo quando ho qualcosa da dire” e questa voglia è sufficientemente forte da voler condividere i miei pensieri con i lettori del mio blog. Lo si evince dal mio “piano editoriale” che va contro tutto quello che i web coach quotidianamente vorrebbero insegnarci, mostrandosi foto di agende in cui pianificare argomenti, orari di pubblicazione più favorevoli alla lettura e frequenza ideale dei vari aggiornamenti. Ci sono periodi in cui ho l’esigenza di raccontare in maniera più frequente, così come momenti in cui non ho voglia alcuna di scrivere e addirittura penso che l‘esperienza di Knitting and Cakes sia giunta a conclusione. Quella che racconto è, in fondo, la normalità di una donna che trascorre le sue giornate fra lavoro, casa, famiglia, piccole sconfitte e significative vittorie, il tutto dalla mia postazione in cucina, col portatile che contende lo spazio ai giocattoli e alle tazze da thé.

Una ragione che ci ha portati a volerti incontrare è stato uno dei tuoi post che ci è piaciuto tanto, il post è “Fuori dal coro”, dove citi la canzone dei Bandabardò, Manifesto: Sono fuori dal coro/nettamente diverso/lelavori a maglia e architettura mode se ne vanno, io resto. Nell’articolo si parla della sincerità all’epoca del web. Vuoi parlarne con noi?

Amo molto quella canzone, mi rappresenta in pieno: sono totalmente anarchica, fuori dal coro appunto. Leggo spesso articoli legati al mondo del web in cui si insegna a valorizzare il proprio profilo per renderlo più popolare (ed economicamente più redditizio) nell’ambito dei social. Per far questo spesso ci si trasforma in cche in realtà non si è, mostrando scampoli di un quotidiano artefatto e assolutamente identico a migliaia di altrprofili. Da un lato questo affannarsi alla conquista di like, retweet e fave mi fa sorridere, immagino ambienti da sogno ricostruiti in realtà in cui domina il caos, e dall’altra mi irrita, così come mi irrita tutto c che è artefatto.

L’architettura è stata un’altra ragione per la quale abbiamo desiderato conoscerti. Architettura e lavori a maglia sembravano due passioni inconciliabili che tu invece hai riunito, cito i tuoi modelli che suggeriscono facilmente paragoni con l’arte di organizzare lo spazio: Quartiere, Collospalla e lo straordinario (per me) Autunno che ricorda e cita a mio parere l‘arte barocca. Come nascono i tuoi lavori? Cosa ti ispira?


lavori a magliaE
difficile descrivere il meccanismo che si innesca nella mia mente, le ispirazioni possono giungere simultaneamente attraverso percezioni diverse e combinarsi con quello che è il mio bagaglio culturale da architetto. A volte è una texture che mi colpisce e mi riporta alla memoria un edificio, come nel caso dellHoger Vest ispirata alle facciate plastiche di Fritz Hoger, altre volte è il processo contrario, come nel caso del pattern che uscirà a maggio nato dai miei studi sull’Art Nouveau. Mi rendo conto che sintetizzare il momento creativo di un progetto è difficilissimo e spesso incomprensibile, ma mi piacerebbe trasmettere lidea che le due arti, in fondo, non sono affatto inconciliabili.

Come è nata la voglia di scrivere un pattern? Lo trovi una cosa difficile? In Italia le designer di maglia si contano quasi sulle dita di una mano, secondo te perchè? Hai dei consigli o suggerimenti da dare a chi magari vorrebbe provare a scrivere un modello, ma non trova la spinta per farlo?

Anni fa ho scritto il mio primo pattern semplicemente perché avevo realizzato dei guanti standard per me lavorare a magliamolto belli e volevo condividerli con chi mi seguiva attraverso il blog. Sostanzialmente lo spirito è rimasto lo stesso e sono felicissima quando altre utenti realizzano i miei modelli. In scultura esiste un filone dedicato alla modularità delle opere d’arte che possono essere scomposte e ricomposte dai fruitori e mi piace pensare che anche per la maglia sia così, soprattutto quando lo stesso modello viene modificato nelle misure o nei materiali scelti per la sua realizzazione. Nonostante questo trovo che scrivere sia la parte più difficile di tutto il processo progettuale, perc si rischia di dare per scontate cose che in realtà non lo sono, un po’ come quando si elabora un disegno esecutivo di un edificio pretendendo che le maestranze capiscano e intuiscano anche le parti mancanti.

Riguardo alle designer, francamente penso che ultimamente si abusi un po troppo di questo termine, e non solo nel campo della maglia. Essere designer significa avere un bagaglio culturale ampio, delle basi solide scui costruire il proprio lavoro, aver studiato disegno, architettura ed anche la storia sociale dell’arte. Io stessmi ritengo una designer nellambito del percorso professionale che ho scelto, ma non in quello della maglia. L‘unico consiglio che sono in grado di dare è quello di non avere fretta, di cominciare pian piano, di far tesoro dei propri errori e soprattutto di non farsi mai scoraggiare dalle esperte auto-elette del settore.

Spesso quando lavoro a maglia scelgo un modello che abbia tecniche di lavorazione che ancora non conosco, perc mi piace imparare e sperimentare; per te, quando crei un modello a maglia, da cosa parte l’ispirazione?

Penso che alla base di tutto ci sia fondamentalmente la curiosità di sperimentare tecniche che magari ci piaceranno così tanto da fare nostre o che invece abbandoneremo del tutto. Per altro ogni modello reca in sé una serie di “conflitti” irrisolti o di errori che mi ripropongo di affrontare e risolvere in modo del tutto diverso nel prossimo. P essere una tecnica di costruzione, p essere una rifinitura poco adatta per un materiale piuttosto che per un altro. Non ci sono ricette perfette, ci sono solo tanti sbagli da cui ripartire. cappello ai ferri

Cosa conta di più nel tuo processo creativo: un modello che hai visto ma che vorresti diverso, un filato che ha catturato la tua attenzione oppure una tecnica di lavorazione, o magari altro?

Gli stimoli sono molteplici. A volte parto da un modello che ho molto amato e che finisco per reinterpretare in maniera totalmente diversa, a volte a catturarmi è una texture; in linea generale però è il filato ad ispirarmi maggiormente ponendo dei punti fermi attorno ai quali progettare il tutto. Ci sono quelli che non si prestano a lavorazioni troppo elaborate perché g in sé contengono elementi di originalità, altri attraverso cui è meglio adottare una determinata rifinitura, altri che rendono inopportune le cuciture prediligendo tecniche di lavorazione in cui non sono previste.

Insieme ad altre stiliste fai parte del gruppo maglia Collettivo Maglia 198, una sigla che gli appassionati di maglia conoscono e seguono e di cui ricordiamo la pagina Facebook. Vuoi parlarcene?

Ho conosciuto Annalisa Dione e Natascia Sartini anni fa, durante la partecipazione al progetto  collettivo  di “Unite Contro il Cancro” ed ho seguito costantemente il loro percorso professionale.
Così come riportato  nella pagina di Facebook, il Collettivo è un progetto sotto il quale si riuniscono designer di maglia italiane e indipendenti, ognuna col proprio stile personale ed accomunate dal desiderio di proporre soluzioni tecniche ricercate, spiegazioni dettagliate e comprensibili, vestibilità dei capi e cura dei particolari, con un occhio di riguardo per l’estetica e la presentazione fotografica.
Io ne faccio felicemente parte dal Dicembre 2013 e sono entusiasta di questo tipo di collaborazione. Con noi anche Sonia Motta, co-fondatrice   del gruppo, non una designer in senso stretto ma prezioso punto di riferimento per il test dei modelli e gestione della nostra pagina. Il nostro è un ufficio virtuale dove ci si confronta, si discute e si cresce. Ognuna di noi ha la sua personalità ed il proprio bagaglio culturale, senza pretesa alcuna di prevaricazione l’ una sulle altre.

Ed è forse proprio questa la nostra arma vincente.

Per noi incontrare Giuseppina è stata una esperienza appagante e coinvolgente. Abbiamo sempre pensato che i lavori a maglia, la loro intrinseca bellezza, il mondo dei filati e la stessa tecnica, fossero necessariamente veicolo di piacere estetico e di condivisione e di incontri, Tzugumi ce lo ha confermato.

Per approfondire la conoscenza di Giuseppina inseriamo tutti i riferimenti web a cui potete incontrarla.

Knitting and Cakes©

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I lavori a maglia dell’architetto ultima modifica: 2015-04-16T16:39:18+00:00 da Alice Tesser

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