Conosci i filati e valorizza i lavori a maglia

lama in bolivia

Abbiamo deciso di fare questo breve resoconto sui filati perché spesso, sia nella merceria online che nelle merceria di Montesilvano (Pescara) di diLana e d’altre storie, molti clienti ci domandano o sono confusi riguardo le caratteristiche e gli usi migliori dei filati.

Lavori a maglia e filati

La prima distinzione che riguarda i filati e le fibre tessili è la quella tra filati naturali e filati sintetici.

In generale, credo che tutti noi oggi amiamo più i filati naturali che i filati sintetici. Molti di noi, sia nel caso dei filati sintetici, sia nel caso dei filati naturali, non conoscono l’origine, le caratteristiche e le lavorazioni a maglia migliori che valorizzano appieno l’uso di un filato piuttosto che l’uso di un altro filato.

 

I filati naturali si dividono in filati di origine animale e in filati di origine vegetale:

Filati di origine animale

  • Lana di pecora, deriva dal vello di pecora, ma tantissime sono le razze che producono un filato di qualità adatta alla aguglieria. In linea di principio le caratteristiche da considerare sono due: la lunghezza del pelo (che permette la lavorazione pettinata invece che la cardatura) e lo spessore: minore è lo spessore, maggiore è la capacità termica e la morbidezza.
  • Lana di pecora merino, o merinizzata: Le pecore di razza merino hanno una un pelo molto lungo e sottile, questo permette di avere uno tra i filati più usati e versatili.
  • Mohair, Cashmere, il filato deriva dal pelo di capre.
  • Alpaca, Vigogna, Lama, peli di camelidi
  • Angora, dai peli di un coniglio
  • Seta, dal bozzolo del baco da seta

Filati di origine vegetale

  • Cotone, deriva dal frutto della pianta del cotone
  • Lino, canapa, bambù, derivano tutte dalla lavorazione e dalla filatura successiva del fusto delle piante

 

 

Filati non naturali si possono dividere a loro volta in Filati artificiali e Filati sintetici. Le fibre artificiali, in cui la cellulosa viene trattata e modificata da un reagente; e le fibre sintetiche, con molecole ottenute per sintesi composti di natura organica (derivati dal petrolio), per mezzo di reazioni chimiche di polimerizzazione.

Filati Sintetici:

Acrilico Aramidiche (Kevlar e Nomex), Clorovinile, Modacrilico (acrilico modificato per resistenza alla fiamma), Poliammide (Nylon), Poliestere, Polietilene, Polipropilene, Poliuretano (Elastam), Politetrafluoroetilene (Gore-tex)

Filati Artificiali:

Acetato, Cupro, Lyocell, Modal, Triacetato, Viscosa o Rayon

Queste sopra elencate sono le principali fibre da cui poi si ottengono i filati che usiamo per lavorare a maglia. Vorrei provare ad entrare nel dettaglio di ogni filato naturalesenza voler essere esaustiva, ma con la voglia di condividere le informazioni che ho appreso e con il desiderio di stimolare la discussione di altri appassionati.

  • Filato di Lana d’alpaca: l’alpaca è un camelide originario del Sud America. Quando nel XVIII e nel XIX secolo si procedette alla classificazione di questi animali, si credette derivasse erroneamente dal lama, mentre dal 2001 si sa –grazie all’esame del dna- che la specie deriva dalla vigogna. Esistono due razze di alpaca: la razza Hucaya e la razza Suri, la seconda rappresenta solo il 10% della popolazione degli alpaca. Il filato ottenuto dalla razza Suri ha un pelo molto più pregiato in quanto più lungo e non arricciato. Gli alpaca sono allevati in greggi che pascolano ad una altitudine compresa fra i 3500 e i 5000 metri sulle Ande del Perù meridionale, della Bolivia settentrionale e del nord del Cile. Gli alpaca vengono tosati una volta all’anno, in primavera. Un alpaca femmina produce circa 2,5 kg di lana, mentre un alpaca maschio può arrivare a produrre anche 4 kg di lana all’anno. La lana del cria (il cucciolo dell’alpaca) è quella più pregiata per la brillantezza e per la leggerezza. Tra le principali caratteristiche c’è che non avendo la lanolina, la lana d’alpaca è anallergica e pertanto molto adatta ai capi da bambino. Il filato d’alpaca è finissimo, simile alla seta per lucentezza e molto morbido. I capi realizzati con questo filato sono destinati a durare, difficilmente si sfilacciano o formano pallini. L’alpaca ha 22 sfumature di colori naturali, tante, ma molto meno rispetto ai Llama Di lana e d’altre storie propone: Alpaca Naturalmente, Mirasol o Drops

  • Filato di Llama: Il lama (Lama glama) è un grosso camelide originario del Sudamerica. Talvolta, il termine “lama” viene utilizzato più genericamente per indicare tutte e quattro le specie sudamericane appartenenti alla famiglia Camelidae: il lama propriamente detto, la vigogna, l’alpaca e il guanaco. Le dimensioni maggiori e una testa meno tonda sono le caratteristiche che differenziano il lama dall’alpaca. L’alpaca è l’animale simbolo della Bolivia. La qualità del filato dipende molto dal tipo di animale, dall’età e dalla tipologia di tosa che se ne fa. L’alpaca infatti ha due tipi di fibra, una superficiale molto dura e resistente ed un sottovello morbido e finissimo. La qualità migliore fi filato è quella prodotta dalla lana del llama detto woolly dove la componente del sottovello è predominante.

 

  • Filato di Lana Merino, le pecore da cui si ricava questo filato sono abituate a condizioni estreme di temperatura e di aggressioni parassitarie, per questa ragione hanno sviluppato una forte resistenza. Il filato che si ricava ha qualità più accentuate di queste caratteristiche proprie della lana, rispetto ad altre lane di pecora. Assorbe l’umidità e la convoglia verso l’esterno facendola evaporare, questo evita colpi di freddo; ha un effetto isotermico, perché isola i corpi al suo interno, non scalda, mantiene semplicemente il calore prodotto dal corpo per questo i capi in lana merinos possono essere indossati anche nelle stagioni calde e vengono definiti “fresco di lana” o “quattro stagioni”; un effetto antiparassitario perché la struttura del pelo impedisce l’accumulo di sporco, ed acari. In italia sono 2 le razze merinizzate: la Sopravvissana e la Gentile di Puglia. La razza infatti è stata di proprietà dell’Inghilterra fino al 1800, anno in cui è stata regalata alla Francia da cui è cominciata la diffusione anche in Italia. Di lana e d’altre storie propone: Lana Naturalmente di Gentile di Puglia, Malabrigo, Araucania, Drops.

  • Filato di Mohair, La lana di mohair viene filata dal vello della capra d’angora, da non confondere con il coniglio d’angora. La fibra di mohair, grazie alla sua caratteristica lucentezza e lunghezza, viene usata nella produzione di filati mescolati con lo scopo di ridurne il costo ed aumentarne la resistenza. La notevole lunghezza della fibra di Mohair e la sua particolare morbidezza, ne consentono l’utilizzo per filati pregiati. La lana di mohair viene ottenuta pettinando l’animale e rimuovendo i peli per strofinamento. Il filato ottenuto è un filato lucente, morbido e quasi impalbabile. Le lavorazioni a maglia consigliate sono le lavorazioni traforate che mettono in risalto la leggerezza del filato. Il Kid Mohair è il filato ottenuto dai cuccioli della capra d’angora fino a sei mesi di età. Il filato è più prezioso perché minore è la resa e le caratteristiche già presenti nel mohair sono esaltate. Di lana e d’altre storie propone: Noro, Drops.

 

  • Filato di Lana d’angora, è la lana ottenuta dal pelo del coniglio d’angora. Il filato è ottenuto dal pelo che può raggiungere gli 8cm di lunghezza. La razza arriva dalla Turchia (angora, Ankara) da cui è originaria. Insieme al gatto, il coniglio è arrivato in Europa grazie alla corte francese all’inizio del ‘700. Le caratteristiche principali della lana d’angora è la morbidezza e la sensazione di calore da cui ci si sente avvolti indossando un capo fatto con questo filato. Di lana e d’altre storie propone: Debbie Bliss.

 

  • Filato di Cashmere. Il cashmere, o kashmeer (alle volte, più raramente, denominato nella prassi anche: kashmere, casimiro), è una pregiatissima fibra tessile formata con il pelo della capra hircus. Il filato pregiato per eccellenza. La mano del cashmere è morbida, setosa e vellutata, dà una sensazione calda e soffice. Il suo nome viene dal Kashmir, regione storica attualmente divisa tra India, Pakistan e Cina, da dove si esportò il filato verso l’Europa sin dall’inizio del XIX secolo. La parte più sottile e fine è la peluria del sottomantello ed è chiamata duvet, che è lo strato inferiore soffice e lanoso; la parte più grossa con peli rigidi e ruvidi proviene dal mantello esterno ed è chiamata giarre. Per raccoglierlo si esegue una pettinatura manuale del mantello durante la stagione della muta, che avviene in primavera. La produzione si aggira in media tra 100 e 200 grammi di pelo fine. Le capre vivono nelle regioni montuose e degli altipiani dell’Asia. I paesi fornitori più importanti sono: Iran, Mongolia, Tibet, e Afghanistan. Oggigiorno modeste quantità vengono prodotte dalla provincia indiana del Kashmir. Le particolari condizioni climatiche, i forti sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte di queste zone, favoriscono lo sviluppo della peluria chiamata appunto duvet. Questa peluria ha la particolarità eccezionale, come del resto tutte le fibre animali (ma questa più di ogni altra), di termo-regolare il corpo dell’animale rispetto all’ambiente esterno, proteggendolo sia dalle basse sia dalle alte temperature. I filati ottenuti sono tra i più preziosi e i più goduriosi da indossare. Di lana e d’altre storie propone: Debbie Bliss.

  • Filato di Seta, La seta è una fibra proteica di un animale con la quale si possono ottenere tessuti tendenzialmente pregiati. La seta viene prodotta da alcuni insetti dell’ordine dei lepidotteri oppure dai ragni. La seta utilizzata per realizzare tessuti si ottiene dal bozzolo prodotto da bachi da seta, nella maggior parte appartenenti alla specie Bombyx mori. A volte vengono utilizzate anche alcune specie della famiglia Saturniidae. Il baco da seta secerne un filamento, di lunghezza variabile tra 350 metri a circa 3 chilometri, con il quale forma il bozzolo che gli serve da protezione durante la metamorfosi. Il filamento è formato da due bavelle di fibroina (presente per circa l’80% in peso) avvolte nella sericina (20% circa). Quest’ultima viene eliminata durante un processo chiamato “sgommatura”. Al microscopio la fibra ha un aspetto regolare molto simile a quello di fibre sintetiche. La sericina può essere eliminata trattando il filo di seta grezza (seta cruda) con acqua calda: questo trattamento migliora la lucentezza, la flessibilità e la “mano” della fibra. A seconda della quantità di sericina eliminata possiamo avere: la seta sgommata o cotta, quando la sericina è stata rimossa del tutto; la seta raddolcita o “souplè”, nella quale la sericina è stata tolta solo in parte. Nel caso della seta cotta si può fare un trattamento di “caricatura” che serve a migliorare la resistenza della fibra, che era stata compromessa con il processo di sgommatura. Una caratteristica particolare di questa fibra è la lunghezza del filamento: può arrivare facilmente ai 700-800 metri. Questo, rende la fibra animale più lunga. Da 100 kg di bozzoli si ricavano 20/25 kg di seta cruda e 15 kg di cascame. Di lana e d’altre storie propone: Noro, Drops, Mirasol.

  • Filati di Lino, Canapa, Bambù, derivano dalla lavorazione dei fusti delle piante, mentre il Cotone deriva dalla lavorazione del frutto della pianta del cotone. L’italia era uno dei grandi produttori di lino e canapa a fine ottocento, nel novecento le colture sono state tutte abbandonate, ma negli ultimi anni alcuni tentativi di ripristinare queste colture per ricavarne filati da aguglieria si stanno facendo. Di lana e d’altre storie sta partecipando ad un progetto per impiantare diversi ettari di coltura di canapa per farne filati da aguglieria.

Molte delle nozioni contenute nell’articolo sono state reperite da wikipedia a cui i link rimandano

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Conosci i filati e valorizza i lavori a maglia ultima modifica: 2013-11-23T18:14:09+00:00 da Alice Tesser

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3 comments

  1. martina - 24 novembre 2013 09:35

    Ciao, trovo il post esauriente, soprattutto come stimoli per conoscere meglio i filati che si usano. solo una domanda, perché non hai scritto niente sui filati sintetici? poi sarebbe bello avere delle indicazioni di massima su come lavare le lane, almeno in linea generale…

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    • admin - 26 novembre 2013 11:03

      Ciao martina, il fatto è che i filati sintetici non mi piacciono proprio! per una maglia già fatta posso capire e tante ne ho comperate anche io, ma per un filato che maneggio per ore e che poi indosserò o regalerò, no, non mi piace proprio che sia sintetico.
      trovo molto più appagante lavorare a maglia un filato naturale, lana, alpaca, lama o merino (la mia passione) che sia, piuttosto che una fibra sintetica!

      Rispondi
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